martedì, gennaio 05, 2010

An American in Amaracchiacity


Amaracchia da ragazzina studiava musica, un corso di clarinetto e uno di solfeggio, e nei pomeriggi dopo scuola si armava di valigetta, sottraeva 500 lire dal portaspiccioli dei nonni in piena pennica pomeridiana, attraversava la strada, comprava una chewing gum rosa sintetico e attendeva l'ora di lezione giornaliera.
Chiaramente nel periodo di crisi mistica l'impressionabile Amaracchia si convinse che le sciagure del mondo erano dovute a quei pochi spiccioli sottratti al nonno, ma questa è un'altra storia, quasi totalmente superata.

Del corso di Solfeggio Amaracchia ricorda poco, a parte un libro giallognolo con la copertina verde acqua tutto interamente evidenziato con un bel giallo intenso, una bruttura estetica talmente evidente che ancora oggi resiste una idiosincrasia leggendaria per gli evidenziatori.
In realtà ricorda anche che era noioso da morire, che si sentiva idiota a far svolazzare le mani e che una volta capito il funzionamento non era poi così difficile coordinarsi, mentre il suo compagno di banco insisteva con prenderla a ceffoni facendo finta di sbagliare.

Il clarinetto, invece, era la sua croce e delizia.
Faceva figo per una ragazzina di dodici anni avere un clarinetto di ebano e saperlo suonare senza troppi fischi, solo che vedersi allo specchio mentre si esercitava le faceva venire l'ansia e la pelle paonazza e questo non era bene in quella fase della vita.
Ciononostante Amaracchia ignorò il secondo problema e continuò imperterrita.

Quello che la mente volitiva Amaracchiesca ancora non riesce a sotterrare sotto altri ricordi della giovinezza è la figura del suo maestro di clarinetto, un baldo 30enne idolatrato dall'intera popolazione femminile della scuola media, sempre impeccabile nei suoi capelli mossi col ciuffo, magro, alto, col nasone e esibizionista.

Improvvisava leggii costruendo grattacieli di sedie e banchi, assestava il libro con gli spartiti degli esercizi e teneva il tempo schioccando le dita mentre correva e si agitava per l'aula; quando era di ottimo umore lasciava suonare le scale agli allievi e, ignorando le stonature straccianervi, ricamava il suono col suo clarinetto costosissimo.
Per spiegare un suono o un effetto ricorreva sempre a George Gershwin, era la chiave di tutto secondo lui, ma per pecoroni di dodici anni era come assistere ad un seminario sui sistemi dinamici e la teoria del Caos, follia allo stato puro.

Aveva la chiara tendenza a fare bella mostra di sé: ripeteva fino alla nausea l'attacco di Rhapsody in blue, sempre ai suddetti pecoroni di dodici anni, che erano sì rapiti da quel suono deformato e tondo, ma, ammettiamolo, non era granché corretto.
Diciamo che gli piaceva vincere facile.

Ogni fine anno c'era un saggio in cui si cantava e si suonava e a parte i cori, gli strumentisti si esibivano in assoli portentosi.
Lui, il baldo maestro, assegno alla sua classe Gershwin, naturalmente, e Nino Rota, il secondo suo pilastro di vita.
Preparò spartiti scritti a mano per i suoi cinque clarinettisti, tra cui una Amaracchia persino solista in"An American in Paris", un estratto da "Il Padrino" in cui Amaracchia si esibiva in una sessione di bassi portentosi e un accenno di "Rhapsody in blue" in cui si era preso lui stesso l'incarico dell'intro.

Inutile dire che rispetto a Brilla brilla mia Stellina o Il ballo del Qua Qua si faceva un gran figurone solo a pronunciare il nome del gruppo di clarinettisti: pionieri della musica di qualità, mai venduti al sistema infantile come fu per oboisti e trombettisti, radical chic fin nel midollo.

E faceva nulla se poi Gershwin e Rota ne venissero fuori straziati a fine saggio, sarebbe stata una scelta politica del gruppo e del suo maestro.

Caso volle che l'Amaracchia ribelle non preparò affatto il suo pezzo da solista, perché era giovane e un po' rincoglionita probabilmente, e al saggio si accontentò della poderosa sezione di bassi illudendosi che fosse sufficiente per il proprio ego, e lo è stato anche per parecchi anni.
Ma poi, caro Maestro, Amaracchia l'ha ricercata tra i profili facebook e l'ha ritrovata, sempre col suo ciuffo invidiabile, il suo nasone, impeccabile nella sua giacca e camicia nera, con la barba di un giorno ben visibile, un tuffo al cuore e anni di convinzioni son volate via.
Amaracchia fece male, malissimo ad accontentarsi all'epoca, avrebbe vissuto i suoi dieci minuti di esibizione sentendosi Gershwin in persona, un Gershwin dalla mise orribile, certo, ma pur sempre un talento, e forse un giorno avrebbe raccontato in questo blog il trionfo e i fiori sul palco, gli applausi vigorosi e l'ovazione sua,oh maestro, che in questo blog si sarebbe trasformata in quella di mille jazzisti, senza il minimo pudore.

Ma ahimè, la giovane e ignara Amaracchia scelse di accontentarsi, errore madornale mai più ripetuto, ma se fosse possibile riparare sarebbe un sogno.
Ancora lei, il suo clarinetto e il pubblico distratto, e lo spartito scritto a mano.

Quando vuole, Maestro.
Con commozione,

Amaracchia


domenica, novembre 01, 2009

Amaracchia always has a plan

Amaracchia e Montagna d'Uomo hanno un forte terreno di scontro, [anzi due ma uno di questi non vale perché non è bene criticare Amaracchia] e riguarda l'inesistente senso del ritmo di MdU.

MdU è un omaccione vitale e spiritoso, il tipo d'uomo che seppur costretto alla cravatta, non rinuncerebbe mai alle adidas vintage ai piedi, pagate rigorosamente meno di venti euro nell' amato outlet di AmaracchiaCity; egli ripete ad Amaracchia ossessivamente, da che i due si conoscono, che in un mondo perfetto avrebbe fatto il batterista o, nella peggiore delle ipotesi, il chitarrista rock.

L'Amaracchia boccalona lì per lì ci cascò, compiacendosi di aver trovato un palese squilibrato mentale, ma nel senso più piacevole del termine; lei del resto sapeva, in cuor suo, di essere una rocker, e cosa è una rocker senza un buon batterista?
Solo che, col passare del tempo, MdU ogniqualvolta si presentava classicone rock alla radio o nella loro selezione musicale, partiva con l'Air Drum, uno dei più imbarazzanti Air Drum della storia dei finti rocker.

In pratica MdU incrocia i polsi, li sovrappone fingendo di avere due bacchette in mano e comincia a muovere su e giù le mani in tempi diametralmente opposti e scombinati, corrucciando le labbra e chiudendo gli occhi, solo che più che un batterista rock sexy sembrava una sorta di Lorella Cuccarini in La notte vola, molto più alta e con molti più peli. La prima volta Amaracchia pensò che lo facesse solo per farla ridere e si sganasciò insieme a lui, la seconda volta rise di gusto, la terza sorrise, la quarta volta sorriso mesto e così via fino a quando sbottò:"Tu non hai senso del ritmo".

Apriti cielo.

"Tu non capisci niente, io non solo ho senso del ritmo, ma sarei anche un bravo batterista", al che ad Amaracchia venne in mente quella volta che volle far vedere le sue doti da ballerino classico e lasciò che fosse la sua mente a confermare la tesi sostenuta.

La mancanza del ritmo di MdU si è manifestata poi sempre più prepotentemente: nei concerti si muove in controtempo, mentre guida e ascolta la radio muove la testa talmente a casaccio che accentua la naturale tendenza di Amaracchia alla chinetosi, nei balli lenti non sa nemmeno in che verso dondolarsi (con grande gioia della principessa del ritmo che odia certe manifestazioni sociali, c'è da dirlo).

Ma Amaracchia ha sempre un piano losco e fallimentare da mettere in atto: l'acquisto di chitarra a soli trentanove euro e novanta da LIDL (leggi chitarra di cartone), per educare MdU almeno a battere il tempo sul retro della suddetta, non è riuscito e in attesa di altri strumenti musicali cartonati da strapazzare potrà sempre far finta che MdU sia un grande jazzista d'avanguardia, the King of syncope, per gli amici Ersincopato.

Per la parte alla batteria di In the air tonight c'è sempre tempo.

venerdì, ottobre 30, 2009

...

mercoledì, ottobre 28, 2009

Ossessiva e compulsiva.Parte prima: S.o.s Brigitta

Non c'è niente di più triste che deliziare il pranzo della domenica con un sano e odoroso brodo di pesce, con il sedano, il prezzemolo, carote mollicce e esseri morti che galleggiano nella pentola fumante.
In questa fase di Proibizionismo culinario e Restaurazione gastronomica Amaracchia subisce le ricette più austere di domenica e gli accostamenti più strampalati negli altri giorni, ma senza un minimo di vis polemica dato che ha perso, momentaneamente, il gusto per il cibo e si alimenta con quello che trova, come tradizione primitiva insegna.
Dopo il sacrilegio della domenica brodosa, oggi le tocca un riso al forno con sottiletta e avanzi di prosciutto, una aberrazione culinaria seconda solo al riso in brodo, che sovrasta ogni tentativo di inscatolare la realtà nella rigorosa logica Amaracchiesca.

Ma del resto Amaracchia non ha perso solo il gusto per il cibo, ha mandato anche un po' a farsi friggere la sua rigorosa logica in più di una occasione: per esempio avrebbe potuto saltare alla gola di un paio di persone, sbugiardarle in grande stile con tanto di palchetto e banda a sottolineare i momenti salienti, prendersi la sua bella soddifazione e perché no, anche una bella fascia rossa da Miss.
Ma, ahimè, non è persona vendicativa, si sente peggio quando risponde al fuoco ed è convinta che la vendetta non è un piatto da servire freddo, ma nemmeno caldo, anzi, non è da servire proprio, anche se subodora l'ipotesi di poterlo tramutare in un caldo piatto di riso in brodo solo per rari esemplari.

Tornando all'apatia gastronomica di Amaracchia, si può aggiungere che ella in pratica funziona così: nel momento in cui c'è qualcosa che attira selvaggiamente la sua attenzione, ci si tuffa con tutti i vestiti e dimentica il resto, perché il qui citato resto, compreso il cibo, è chiaramente troppo noioso per viverlo al momento.
Ultimamente le calamite di attenzione amaracchiesca sono tre: Facebook, i telefilm e la Tesi, chiaramente in quest'ordine.

Di facebook si è già detto che è il male, ma si potrebbe aggiungere che è il male assoluto.
Peggiora, in media, ogni lato caratteriale: rende più folli i folli e più i noiosi i noiosi.
Attualmente facebook permette ad Amaracchia di avere una fattoria ordinatissima piena zeppa di conigli, mucche capre e "lime tree" (psicologicamente vorrà pure dire qualcosa se gli utenti medi di facebook regalano solo lime tree di un verde irreale e dall'aspetto tragicamente regolare e infantile, mentre Amaracchia regala lapidi di Halloween e Fieno viola).
Ogni giorno Amaracchia cura i suoi pomodori, i suoi peperoni gialli e adora l'idea di far crescere mirtilli viola per tutto il campo, anche se coi tempi di crescita ancora non ci siamo visto che li fa seccare un giorno sì e l'altro pure.
Ultimamente ha anche comperato un contenitore per mucche e bullandosene con il vicino di Farm Porzione è stata duramente ripresa, perché un serio latifondista come lui nn può chiamare PortaMucche una stalla superaccessoriata con tanto di raccolta del latte.
Ma si sa, Amaracchia è squisitamente naif, nonché clamorosamente ignorante in fatto di mucche. [n.d.A: di conigli ne sa.]

Contemporaneamente alla nuova passione bucolica, Facebook permette di sbizzarrirsi con la gestione di un ristorante che Amaracchia ha costruito con amore e pazienza, distruggendo poi tutto quello per cui aveva lavorato comprando un tetto rosa, carta da parati rosa, gabinetti rosa, pavimento rosa, tavoli bianchi e rosa, insegna viola e orecchie da coniglio bianco al suo alter ego dai capelli e occhi viola; in buona sostanza gestisce un incrocio tra la Playboy Mansion [senza donnine nude], e la vecchia casa di cartone di Barbie [meno anni 80, per quanto le sia possibile ignorare i gloriosi anni 80].
Gli affari vanno benissimo, si avanza di livello ogni due giorni e la clientela non si lamenta; ha assunto Montagna d'Uomo come cameriere e il suddetto Porzione come chef, le paghe son da fame e ha dispoticamente deciso di eliminare il giorno di riposo, s'è fatta prendere dal gusto selvaggio per le decorazioni di Halloween e lascia che il bagno sia senza porta accanto alla cucina.

Lo stesso gusto "halloweeniano" invade anche Pet Society, gioco odiatissimo da Amaracchia perché è povera in canna e non può permettersi di comprarsi una cucina da un mese, mentre il resto del mondo ha un giardino sul tetto, una batteria in soggiorno e Led scorrevoli con scritte più o meno minacciose.
Nella popolazione di Pet Society ci sono graziose orsette coi fiocchetti in case finemente arredate, scoiattoli bluastri vestiti da impiegati del catasto in case super accessoriate, koala bianchi con orecchie da orso vestiti da Lady Gaga, pseudo folletti saltellanti e con la paresi da gioia forzata e poi c'è la povera Brigitta, la dolce creatura di Amaracchia.
Brigitta è viola, le manca un dente, è vestita da strega da almeno 10 giorni perché non può permettersi altro, si alimenta con zuccherini a forma di fantasma che trova per terra; quando pesca trova solo lattine e ruote di bibicletta, ha una libreria fatta di biscotto e due stanze della casa inesorabilmente vuote.
Ha venduto poltrona e finestra per comprarsi un cappello da strega e ha le palpebre pesanti che le conferiscono un'aria un po' fattona, un po' ritratto della povertà.
Brigitta non sa come recuperare denaro ed è disastrosa col frisbee, passa il giorno nelle case altrui ad ammirare l'arredamento e sbaglia a coltivare le zucche, ma sta mettendo da parte i pochi soldoni trovati sugli alberi per comprarsi, fra un po' di tempo, un palchetto, una banda e una fascia rossa, perché il giorno del riscatto e della rivincita morale potrebbe arrivare all'improvviso, anche in Pet Society.



domenica, ottobre 11, 2009

She's a maniac, maniac, i sure know

Amaracchia scrive:
prendi mucca rosa!!!!
daidaiiiiiiiii
dal mio wall di fb
Porzione scrive:
?
e tu eri quella che diceva peste e corna di Facebook
sei la peggiore invasata di fb che io conosca
Amaracchia scrive:
ma è una mucca rosaaaaaaaaa!
Rosa, capisci?

Dopo pochi minuti.

Porzione scrive:
sembra una mucca coll'insolazione
Amaracchia scrive:
poi io sarei io l'invasata
sei andato subito a prendertela
Porzione scrive:
una vacca è pur sempre una vacca

Amaracchia ha un pessimo rapporto con le dipendenze, i giochini inutili e i rimproveri sacrosanti.


giovedì, settembre 10, 2009

Mio piccolo Piton

Amaracchia non ha miti giovanili, difficilmente prova amore incontrastato per le figurine in due dimensioni, anche perchè poi nel passaggio a 3D non bastano gli occhialini da cinema; l'entusiasmo si spegne subito e non si ha un accidente da dirsi, a parte il sempiterno "Ci facciamo una foto?".
Essendo Amaracchia poco avvezza alle foto, dove per poco avvezza si intende refrattaria, è chiaro che la poveraccia ai divi non sa proprio che accidenti dire.

Ciononostante le eccezioni ci sono, non proprio miti, ma eccezioni rilevanti.
Ad una di queste ricorda di aver chiesto un matrimonio ufficiale, l'altra rimane avvolta in un'aurea di misticismo e intoccabilità: Amaracchia lo osserva da lontano e mai gli chiederebbe foto, autografi nè udienze, figuriamoci!
Di questa divinità, ovviamente, conserva gelosamente un immaginario sacro e un po' maledetto, magari completamente inventato, ma terribilmente confortante e confortevole.

Ma i miti giovanili, anche quelli eletti in maniera alternativa, cadono miseramente nelle serate di settembre, come un qualsiasi cantante di High School Musical, come un qualsiasi raccapricciante neomelodico, come qualsiasi loffio di X-factor, ma a differenza di questi il rumore della loro caduta è sordo e penoso, come quello di un cuore spezzato.

E in questa sera di settembre, allora, capita di ascoltare racconti e sentirsi dire:"Io l'ho portato in giro in auto fra albergo e palco e sai che impressione mi ha fatto? Un po' rigido, sempre di poche parole, hai presente il Professor Severus Piton di Harry Potter?".

Il miglior rock italiano, per Amaracchia, non ha più senso oramai.

sabato, agosto 22, 2009

O Enthusiasm, where art thou?

Per le strade di Salentignano, se non si è particolarmente attenti, si possono spalmare sull'asfalto i riccetti; di per sè la cosa non è certo così straordinaria, ma la giovine Amaracchia ha apprezzato questo particolare bucolico, perchè al massimo ad Amaracchiacity si può avere a che fare coi sorcioni.
A dire il vero tutto a Salentignano ha una dimensione diversa, una forma nuova e una dimensione ridotta, che a lungo andare diventa familiare anche ai cittadini puri come Amaracchia.

Per esempio la festa del patrono ha in sè quei fasti che solo un migliaio di lampadine a 50 watt possono ricreare, tutte ordinatamente posizionate in quel barocco elettrico che Amaracchia ha sempre apprezzato fin da bambina, con sommo stupore di Montagna d'Uomo.
Il poveraccio, dal canto suo, s'è interrogato più volte su dove cercare il fascino della festa di San Rocco, che di bancarelle ne conta solo quattro, di cui una dedicata alle statuette religiose di gesso dipinte un po' a casaccio, ma dagli straordinari occhi psichedelici.
L'Amaracchia fiduciosa ha cercato a lungo il suddetto fascino per il suo Montagna d'Uomo, scrutando la varia umanità che frantumava arachidi ascoltando la banda in concerto, ed è arrivata ad una conclusione importante: le vecchiette di Salentignano erano chiaramente sosia di Giorgio Canali, anzi, a dire il vero tutta la popolazione sopra i settant'anni aveva un che di Giorgio Canali. Solo che lo scettico e guastafeste MdU non ha apprezzato la scoperta.

La banda, dal canto suo, ha provato con vigore ad entusiasmare MdU, esibendosi nelle note di New York, New York, nella Marcia di Radetzky, arie di operetta random e persino il repertorio intero di Ennio Morricone in fase western, che pareva quasi stessero portando in processione il busto di Clint Eastwood, tanti erano gli applausi e il mormorio.
Ma niente, niente di tutto ciò ha riscaldato il giovane cuore di Montagna d'Uomo.

Il giorno dopo è toccato anche al revival anni novanta di un famoso cantautore con la reputazione in caduta libera da anni, giunto fresco fresco dalla Toscana per proporre il suo repertorio di cinque, e non più di cinque, canzoni più ben quattro, e non più di quattro, cover; in tutto cinquanta minuti di trash condensato su basi registrate, che per smaltirlo ci sono voluti 4 giorni di silenzio e genuflessioni.

Come colpo finale i nostri eroi hanno provato pure con la sagra della Sangria, che a parte l'assonanza non aveva proprio niente altro di divertente, e con pazienza Amaracchia e Montagna d'Uomo, altrimenti detti l'Astemia e Vorreimanonposso, hanno portato a termine una fila interminabile con un obolo ridicolo per un bicchiere di plastica e dell'alcool stantio.

Da allora niente è più stato lo stesso: Amaracchia è entrata nel vortice del Chetristezza, mentre Montagna d'Uomo ancora cerca di affogare i suoi dispiaceri nei Pasticciotti mangiati di nascosto al bar, esibendo accuratamente la sua versione più salutista solo per far sentire in colpa la sua tristona, nonchè ex entusiasta di professione.



Qui sotto:
I giovini Salentignanesi al Luna park



L'addetto all'occhio di bue durante il concerto del decadente toscano, entusiasta all'ennesima potenza


Il copioso pubblico durante l'esecuzione de Il buono, il brutto e il cattivo

Statisticamente